La storia del Tav Il Carlone è quella tipica di tanti impianti che costellano tuttora la geografia tìravolística italiana: quasi superfluo sottolineare che anche il Club del Mugello è il prodotto di quella fioritura di strutture che negli anni Settanta ha permesso una distribuzione capillare dei Sodalizi in moltissime aree della penisola. Anche questo impianto dell'alta Toscana nasce dunque in quel decennio. Inizialmente la sede è a San Piero a Sieve, nei pressi di quell'ampia struttura storica che nell'area è nota con il nome di Fortezza di San Martino. Più che un campo di tiro, è semplicemente un'area attrezzata con alcune macchine lanciapiattelli: è il prodotto di quella crescente richiesta di un impianto di tiro a volo che sta esprimendo il folto gruppo di cacciatori del comprensorio mugellano. All'inizio degli anni Ottanta quell'istanza trova espressione in un vero e proprio campo di tiro a volo: l'occasione è offerta dalla possibilità di utilizzo di una cava dismessa in un angolo del Mugello che si chiama Il Carlone. Ed è allora che prende il via ufficialmente la storia di questo Club dell'alta provincia di Firenze che è stato la palestra tiravolistica di molti talenti dell'area. Anche sotto il profilo dell'attività, la dotazione dell'impianto è ancora condizionata dalla richiesta di base del pubblico che lo frequenta: il Tav Il Carlone è infatti in realtà soltanto una fossa universale. In quegli anni la Toscana è di fatto una Regione letteralmente costellata di piccoli impianti dotati di fosse universali: favorisce questa intensa fioritura di nuovi impianti l'alto numero di appassionati dell'attività venatoria che si dedicano con sempre maggiore frequenza al tiro a volo e la duttilità della disciplina - l'universale, appunto - che incontra il gradimento dei cacciatori, ma anche di coloro che guardano ad una svolta qualitativamente più alta in direzione del Trap olimpico. Ma anche Il Carlone è già
un Club destinato a crescere in termini di numeri e di offerta agonistica. A meta degli anni Ottanta si colloca il passaggio tradizionale al livello superiore: la fossa universale si trasforma infatti in fossa olimpica. Il Sodalizio si avvia a vivere gli anni migliori con uno sviluppo crescente in parallelo al gradimento sempre maggiore raccolto tra i tiravolisti di tutta la provincia di Firenze, ma ormai anche di buona parte della Toscana. E proprio negli anni della presidenza di Renzo Cavaciocchi, tra la seconda metà degli anni Ottanta e i Novanta, che si affaccia sulle pedane de Il Carlone un giovane tiratore del Mugello: Sandro Macabbi. "Il Carlone - dice l'ex azzurro di Borgo San Lorenzo - per noi giovani tiratori dell'epoca era il primo vero approdo al tiro a volo, ma era anche il luogo nel quale ci potevamo misurare in vista di cimenti più impegnativi. E proprio questo che ha fatto la fortuna di impianti di questo genere in quell'epoca. Va detto che il merito di questa scelta deve essere attribuita a un presidente geniale come Renzo Cavaciocchi, che allora ha saputo far svolgere a Il Carlone quel ruolo di cerniera tra l'attività societaria di base a carattere quasi familiare con l'agonismo di livello medio-alto". Dire che si è trattato della palestra di una intera generazione non è
davvero una formula iperbolica per Il Carlone: il Sodalizio fiorentino in quegli anni ha realmente formato tiratori che si sono poi rivolti all'agonismo in forme varie. Nel caso di Sandro Macabbi, la militanza sotto le insegne de Il Carlone ha poi prodotto addirittura una carriera internazionale con alcuni picchi qualitativi di alto livello. Anche perché frattanto l'impianto toscano nel 1994 si dotava di una seconda fossa olimpica e, raggiungendo in quegli anni la quota stabile di un centinaio di tesserati, poteva dunque collocarsi tra le più importanti strutture della Toscana.
"Senza gli anni di allenamento a Il Carlone - conferma Macabbi - non avrei mai potuto raggiungere i traguardi che ho ottenuto in nazionale. In quegli anni il presidente Cavaciocchi intuiva volentieri e assecondava le potenzialità di alcuni di noi e se io, ad esempio, chiedevo di affrontare piattelli più difficili perché stavo per impegnarmi in una trasferta con la squadra azzurra, certamente uno dei campi veniva subito destinato al mio allenamento".
Vestendo idealmente la maglia de Il Carlone sotto quella azzurra della nazionale, Sandro Macabbi tra la fine degli anni Novanta e l'inizio del millennio è il vero golden-boy del Club toscano. Medaglia di bronzo alla finale di Coppa del mondo di Montecatini del 1998 alle spalle di Giovanni Pellielo e Alexei Alipov e ancora terzo sul podio degli Assoluti di quell'anno con Rodolfo Viganò al vertice e Johnny Pellielo d'argento, Macabbi è anche sul podio del Campionato del mondo di Trap del 2001 a Il Cairo in un terzetto toscanissimo completato nientemeno che da Marco Venturini e Daniele Cioni. Ma con gli anni Duemila la buona stella de Il Carlone si avvia verso un imprevisto declino: nel 2004 l'impianto è costretto alla chiusura e una serie di motivi (non ultimo il piano di riqualificazione infrastrutturale del Mugello previsto dalla realizzazione della nuova linea dell'alta velocità ferroviaria tra Bologna e Firenze) impediscono al Sodalizio di tornare in attività per un decennio. Ci vorrà la caparbietà di due giovani dirigenti, per far risorgere letteralmente Il Carlone nel 2015. La struttura è frattanto un intrico di rovi e cespugli: il Mugello e la sua natura per certi aspetti lussureggiante sono tornati a impadronirsi dell'area in cui per tre decenni si erano formate generazioni di tiratori toscani. I due imprenditori, hanno però la costanza di far tornare ai fasti di un tempo questa meravigliosa palestra tiravolistica del comprensorio settentrionale della provincia di Firenze.
"Non è stato facile ripartire - precisa il presidente - dopo un decennio di stop all'attività che ha disperso il patrimonio dei tesserati e soprattutto in una situazione socio-economica completamente diversa: Il Carlone ha chiuso i battenti quando, nel 2004, c'erano soltanto vaghe avvisaglie della crisi della fine del decennio e ha riaperto invece in un contesto di contrazione economica ormai conclamata. Eppure siamo qua: con le nostre due fosse olimpiche ed il compak che permette di preservare quella bella tradizione di contiguità tra tiro a volo e attività venatoria che caratterizza da sempre la storia del nostro Club. La Toscana del tiro a volo c'è: eccome se c'è! E noi, con il nostro impianto ricco di storia, vogliamo contribuire a sostenerla e farla crescere ulteriormente. E ci riusciremo!".
(Fonte Caccia e Tiro, Luglio 2020. M.N.)

 

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